Mettiamo in scena il paese reale

 

Si è aperta la lunga campagna elettorale che attraverso le regionali di quest'anno si concluderà con le politiche dell’anno prossimo. Lo si avverte chiaramente non solo dai toni aspri (lo sono ormai da quando Berlusconi è “sceso in campo”), ma soprattutto dalla recrudescenza degli slogan demagogici e della litania delle promesse di un futuro radioso.

Triste spettacolo per chi nella vita reale incontra una miriade di problemi che danno il senso di un paese in declino e del peggioramento delle condizioni generali di esistenza. Siamo un paese che non produce ricchezza, i nostri beni di consumo non li compra nessuno (neanche noi che non abbiamo più soldi da spendere), non produce innovazione, assiste allo smantellamento della scuola pubblica, della sanità pubblica, del sistema di protezione sociale… in cambio di una diminuzione delle tasse pari a un caffé al giorno.

Troppo pessimismo? Crediamo di no. Siamo convinti che in questo momento la cosa peggiore sia lasciarsi andare a una sorta di fatalismo. Per questo noi non molliamo. I contratti nei nostri settori vanno rinnovati e non siamo disposti a barattarli con i benefit a favore dei più ricchi elargiti a piene mani da questo governo. Non ci rassegniamo neppure allo scempio della scuola portato avanti dalla legge Moratti e dalle sue Indicazioni arretrate e inconsistenti.

Noi non molliamo. La categoria è in mobilitazione e se sarà necessario scenderà in sciopero. Nello stesso tempo stiamo lavorando alla nostra proposta programmatica perché la conoscenza, i saperi, l’educazione e la formazione non restino soffocate da una politica insensata e restrittiva.